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Non so scrivere

Non so scrivere, è la verità.

Nel senso che non so comporre testi letterari degni di nota.

In effetti, a ben pensarci, non so neanche che senso abbia avere un blog.

A cosa mi serve un blog se non so scrivere? Ecco, mi serve a buttar fuori, proprio come la fotografia.

Perché è vero che non so scrivere, ma so sentire. Tanto. Tutto.

Non è un sentire con le orecchie. É qualcosa di profondo, intenso, totale.

E oggi, che volevo scrivere di una cosa bella bellissima che mi è successa, mi sono trovata a sentire un profondo dolore, una voragine che mi divora dentro da stamattina.

Così non posso scrivere d'altro. Anzi, devo scrivere di questo, altrimenti potrei impazzire...

Oggi è scoppiata una guerra. E io non so nulla di politica, economia, interessi, giochi di potere. Ma so tanto di esseri umani. Sento tanto di esseri umani. Un dono, una condanna questa maledetta sensibilità che mi consente di vivere lo stesso dolore, la stessa paura, lo stesso smarrimento di altri. Anche degli sconosciuti. E da stamattina il pensiero di quelle mamme che temono per la vita dei proprio figli, tanto da appiccicargli ai vestiti le etichette con il gruppo sanguigno; di quei bimbi che urlano di terrore ad ogni scoppio di bomba, di quei padri di famiglia che non sanno come proteggere i loro cari, mi dilania dentro.

Allora mi chiedo come un essere umano che si possa definire tale possa dare origine a tutto ciò.

Non serve essere particolarmente sensibili, basta avere un briciolo di umanità e empatia.

L'empatia potrebbe salvare questo mondo: se solo riuscissimo a metterci nei panni degli altri, metteremmo immediatamente fine a qualsiasi azione o atteggiamento che causa dolore, sgomento, paura. Ma purtroppo non è così: per quanto la globalizzazione stia avanzando irreversibilmente, siamo ben lontani da una fratellanza globale che ponga fine a tutti i conflitti, le discriminazioni, le sofferenze.

Non so scrivere, ma so sentire che tutto questo è sbagliato.

 

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